Solo Fender
è il contributo che Iceberg - il concorso che seleziona i migliori
giovani artisti della città - vuole portare a Love me Fender, la mostra
d'arti visive che attraverso i linguaggi della contemporaneità esplora
l'universo Fender.
L'idea che sta dietro al progetto Solo Fender è molto semplice: se la scena
musicale nella seconda metà del secolo scorso è stata scossa dalla rivoluzione
del rock, che ha avuto il suo emblema nella chitarra prodotta dalla casa
statunitense, dalla fine del XX secolo si è assistito ad un impiego sempre
più massiccio delle tecnologie digitali per produrre musica, e queste a
loro volta hanno contaminato il fluido universo delle arti visive.
Tutti gli artisti che producono opere in questi anni impiegano o comunque
si relazionano con apparecchiature elettroniche: tutti, anche gli artisti
che escono dal Concorso Iceberg.
Ne abbiamo chiamati tre: DiCOFONE,
Lemeh24 e Stefano
Pilia. Tre artisti distanti anni luce fra loro, con un campo
d'azione differente e un approccio totalmente diverso verso la musica
e la sua composizione: DiCOFONE è un performer polistrumentista, i Lemeh24
producono video e ne curano personalmente l'audio mentre Stefano Pilia
sta avendo grande successo come chitarrista dei Massimo Volume.
Abbiamo chiesto loro di confrontarsi con il mito Fender, senza snaturare
la loro poetica, anzi, sarebbe più corretto dire che abbiamo chiesto loro
di mettere a confronto la loro poetica con il mito Fender.
Ne è uscito un trittico: tre "quadri" che rimandano al pubblico una visione
distorta, in qualche modo innovativa di quello stesso soggetto che da oltre
cinquant'anni nell'immaginario collettivo è la chitarra elettrica per eccellenza.