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Libri bianchi è una mostra singolare
che piacerà a quanti amano il libro, a quanti con i libri lavorano
(editori, impaginatori, rilegatori...) oltre che ai lettori, a quelli che
amano avere tra le mani un oggetto che a volte diventa icona: a partire
da giovedì 13 maggio, Lorenzo
Perrone (quello che spoglia i libri dei loro contenuti)
esporrà direttamente nella sale del Museo della musica, contaminando
con le proprie opere la collezione permanente di libri, ritratti e strumenti
musicali.
I Libri Bianchi di Lorenzo Perrone, sono storie, racconti senza parole.
Non c’è un titolo, un autore, una parola, un segno che compaia. Solo il
bianco estremo assoluto.
Allestiti nelle vetrine del museo, sono veri e propri libri anonimi, che
l’artista-scultore ha spogliato, privato in toto del contenuto. Per questo
procedimento Perrone ha usato una serie di strumenti, da sempre considerati
acerrimi nemici del libro, cioè la colla, il gesso, la vernice bianca, i
fili di metallo.
Ma la forma primaria dell’oggetto è rimasta uguale, intatta e conserva il
senso ultimo della scrittura, quella che viene definita l’anima pura della
creazione libraria: la pagina bianca, da riempire, completare, a stampa,
a mano, a penna, a matita. A cavallo tra sculture portatili e pezzi di arredo
in minitura, i libri di Lorenzo Perrone riescono ad incuriosire subito.
L’artista li riempie, li affolla di significati ulteriori. A volte lievi
e nostalgici, come nel dolcissimo ‘In Love’, con le pagine che si toccano,
si sfiorano appena a formare un cuore, o a nascondere nel “grembo” un dolce
segreto (‘Ragazza madre’). O come nella coppia di libri serrati da una catena
ed un lucchetto per un amore che rimane “Per sempre”. Ce ne sono altri che
trasmettono invece un senso di allegria e libertà dove le pagine paiono
mosse da un leggero “Fiocco di brezza” o attraversate da più fili intrecciati
di metallo (‘Trame’) oppure da barchette di un adolescente felice (‘Regata’).
C’è il simpatico ‘Five books with tag’, cinque libri tenuti assieme da un
filo di spago, pronti per essere taggati, catalogati. Altri hanno significati
più profondi, che lasciano riflettere. E’ il caso di ‘Anna P’. : un paio
di occhialini rotti poggiati su un libro aperto, un omaggio dell’artista
alla giornalista russa Anna Stepanovna Politkovskaja, trucidata nel 2006
per il suo impegno sul fronte dei diritti umani ed i reportage dalla Cecenia.
O ‘Arcipelago Gulag’ col suo filo spinato, tutto attorcigliato, in ricordo
del saggio di Aleksander Solzeniczn sulla giustizia politica ed i campi-lager
amministrati dal Gulag, disseminati in tutta l’ex Unione Sovietica.
Quello di Lorenzo Perrone con il libro è un rapporto antico, privato, che
risale all’adolescenza quando frequentò la scuola del libro dell’Umanitaria
dove sotto la guida dell’abilissimo Abe Steiner ( lo stesso che alla metà
degli anni Quaranta curò la grafica del Politecnico, il periodico di cultura
fondato a Milano da Elio Vittorini), si imparavano le tecniche per diventare
tipografi, grafici, impaginatori, rilegatori come quei maestri artigiani
che da Tallone, Maestri, Upiglio, hanno fatto grande l’arte libraria del
secondo Novecento.


Con l'inaugurazione di sabato 17 aprile
ha preso il via m.US.i.c., il nuovo
progetto del Museo della musica a cura di Beat Bit in collaborazione
con Sergio Tomassone e All For Music.
Cos'è m.US.i.c.?
Un reportage fotografico, una mostra termporanea, un ciclo di seminari,
un vero e proprio percorso di sensibilizzazione realizzato per illustrare
le diverse facce della cultura musicale e sociale americana che, dal profondo
Midwest, ha percorso gli USA per approdare gradualmente, attraverso l’indiretta
complicità del fiume Mississippi, alle grandi metropoli, fino ad estendersi
a tutta la società occidentale.
Ma m.US.i.c. è soprattutto un viaggio.
Il progetto, infatti, nasce dal tour che Beat Bit ha organizzato nell'estate
del 2009 alla scoperta delle quattro città che occupano, fin dalle origini
della musica moderna, un ruolo fondamentale e riconosciuto in tutto il mondo:
New York, Philadelphia, Nashville e Memphis. Da questa esperienza ha origine
m.US.i.c - The sound's root behind the blues
(dal 17 aprile al 16 maggio - Spazio mostre temporanee): una mostra, una
galleria fotografica, ma soprattutto il diario di un viaggio in cui ogni
giorno è stato dedicato alla musica, attraverso visite a musei, spettacoli,
concerti, scoprendo la realtà dei luoghi e delle persone ed acquistando
alcuni strumenti musicali per poter suonare in ogni momento.
Ma m.US.i.c è anche Can you see the present in
the past?: un percorso guidato realizzato proprio all’interno
delle sale del museo, alla scoperta di connessioni nascoste, aneddoti e
segreti per creare un ponte tra il glorioso passato che ci contraddistingue
e le realtà musicali attuale.

La mostra dell'edizione 2010 di Bolibrì
ospitata al Museo della musica fino all'11 aprile,
nasce dal desiderio di raccontare un viaggio di andata e ritorno: quello
dei libri Topipittori pubblicati in Francia.
Italiano – Francese / Francese – Italiano. 10 illustratori
in viaggio racconta infatti la storia di uno scambio fra due
paesi, che non si ferma ma rimbalza fra Parigi, Nantes, Ginevra e Milano,
fra l’Italia e la Francia, fra l’editoria italiana e quella francofona.
Ventisei tavole per raccontare un lavoro lungo, lento e composito: quello
di un editore che sceglie di fare un libro, quello di un autore che crea
e scrive un testo, quello di un illustratore che gli dà forma. E quella
di un altro editore che si riconosce in un libro e decide di partecipare
all’avventura della vita di quest’ultimo.
Le immagini di Beatrice Alemagna, Chiara Carrer, Gwénola Carrère, Maja Celija,
Joanna Concejo, Kitty Crowther, Antonio Marinoni, Simona Mulazzani, Kiyoko Sakata,
Guido Scarabottolo, sono esposte sospese nell’aria, come fermate in uno dei momenti
del loro viaggiare. Fluttuano in un luogo a loro estraneo ma che potrebbe somigliare
agli spazi più disparati in cui i libri vengono letti: biblioteche, camere di bambini,
cucine, e, perché no, musei.