Palazzo Sanguinetti: storia e architettura
Il nucleo
originario del Palazzo, agli inizi del XVI secolo, apparteneva alla famiglia
Loiani. Nel 1569 l'edificio fu venduto ai fratelli Ercole e Giulio Riario
- ramo bolognese di una famiglia di Savona imparentata con i della Rovere.
Acquistati terreni ed edifici confinanti, il senatore Ercole Riario
fece ricostruire e ampliare la dimora, secondo i criteri di grandiosità
e fasto allora imperanti tra le famiglie più in vista: le singole abitazioni
furono unite in una struttura unitaria e si impostò probabilmente allora
lo scalone scenografico che tuttora caratterizza l'edificio. Il secondo
intervento strutturale importante fu per volere del conte Antonio Aldini,
al quale nel 1796 il marchese Raffaello Riario Sforza aveva concesso
il palazzo in enfiteusi: egli diede incarico all'architetto Giovanni
Battista Martinetti (1774-1830) di rimodernare il palazzo, aggregandovi
anche parte della confinante casa con la torre che era stata degli Oseletti.
Si decise allora di abbassare e dividere in due stanze il grande salone
cinquecentesco che si trovava in corrispondenza delle due sale più ampie
dell'attuale Museo, il vestibolo, o Sala delle Virtù, e la Sala delle
Feste.
A seguito della caduta di Napoleone e della rovina economica di Aldini il
palazzo fu venduto al nobile cubano don Diego Pegnalverd, già membro del governo
napoleonico. Alla sua scomparsa, avvenuta nel 1832, il palazzo passò al celebre
tenore Domenico Donzelli: è noto che Gioachino Rossini fu suo ospite, poiché
la sua dimora, che si trovava a pochi metri da lì, era in ristrutturazione.
Nel 1870 il palazzo fu acquistato dalla famiglia Sanguinetti, alla quale si
devono le più recenti decorazioni nella parte dell'edificio destinata a biblioteca,
e in particolare la cosiddetta "saletta egizia", i cui meravigliosi affreschi
sono emersi in occasione del recente restauro del palazzo. Nel 1986 l'ultima
erede, la signora Eleonora Sanguinetti, ha donato al Comune di Bologna la
gran parte dell'edificio, a ricordo - come scrisse nel suo testamento - del
"mio indimenticabile papà, dottor Guido Sanguinetti, nel cui nome e nella
cui memoria, per l'amore che ebbe sempre per la sua città e la sua casa, ho
voluto a suo tempo la donazione del palazzo di Strada Maggiore 34, perché
fosse destinato a museo musicale e biblioteca".
Palazzo Sanguinetti: gli affreschi e gli apparati
decorativi
Le decorazioni di Palazzo Sanguinetti rappresentano per Bologna una delle
più significative testimonianze degli anni napoleonici, sia per la schiera
degli artisti coinvolti che per la varietà dei soggetti trattati, tanto
da costituire un'esemplare antologia della decorazione neoclassica tra
Settecento e Ottocento. I più importanti pittori dell'epoca collaborarono
all'impresa, sotto la direzione di Martinetti: Pelagio Pelagi, Serafino
Barozzi, Vincenzo Martinelli, Antonio Basoli. Al piano terra il paesaggio
ad affresco, magnifica prospettiva a trompe-l'oeil, è di Luigi Busatti,
mentre l'architettura illusoria è opera di Francesco Santini (1763-1840);
del Santini, con la probabile collaborazione di Serafino Barozzi (1735-1810),
sono inoltre gli ornati delle pareti dello scalone.
Al piano nobile, "...se si segue il percorso museale - scrive nella guida del museo Paola Foschi
- la stanza alla boschereccia (sala 1), che era utilizzata come sala da
pranzo ed era detta Sala del Convito, è prodotto della fantasia di Vincenzo
Martinelli (1737-1807), che immagina paesaggi ricchi di verzura e di architetture
classiche in lontananza; queste si fanno vicine a circondare l'astante
nel gradino illusorio che sorregge erme e statue di Bacco e Cerere, opera
del giovane Pelagio Palagi (1777-1860)." Segue la Sala di Enea (sala 2),
dedicata alla vicenda dell'eroe troiano e a Didone, regina di Cartagine,
da lui amata e abbandonata: Palagi ne imposta l'articolata struttura pittorica
e ne sviluppa i temi su un fondo nero "all'etrusca". La sala seguente
(sala 3) è ornata con i segni dello zodiaco da Domenico Corsini (1774-1814)
con la figura di Aurora attribuita a Palagi, mentre l'ultima saletta dell'ala
est (sala 4) è decorata dagli ornatisti della bottega di Barozzi. Le due
sale (sala 6 e sala 7) che concludono gli ambienti dell'ala ovest sono
decorate "all'orientale" da Barozzi e la sua bottega, con tendaggi e padiglioni,
piante esotiche, figure femminili con ombrellini. Al termine del percorso
museale, si ammirano le due stanze di rappresentanza dell'appartamento
ideato e voluto da Aldini, le più precoci ad essere decorate: l'originale
stanza (sala 8) definita dall'autore Antonio Basoli (1774-1848) di stile
"quasi semigotico" - con figure, statue e bassorilievi opera di Pietro
Fancelli (1764-1850) - e la Sala delle Feste (sala 5).





