La quadreria
Le notizie sulla formazione
della quadreria, che nella Bologna settecentesca sembra non avesse rivali,
non sono molte. Dal prezioso carteggio di lettere che Padre Martini tenne
con diversi personaggi dell'epoca, musicisti che erano stati suoi allievi
a Bologna, membri dell'Accademia Filarmonica, teorici di musica, compositori,
nobili, illustri intellettuali, maestri di Cappella, custodi di conventi francescani,
si è evidenziata una complessa rete di informatori e di intermediari
che si occupavano di reperire i ritratti da lui desiderati.
Molti di questi (Aaron, Artusi, Banchieri, Bottrigari, Frescobaldi, Merulo,
Tartini, Willaert, Zarlino) furono commissionati direttamente da Padre Martini
agli artisti, i quali traevano le sembianze del musicista da incisioni dell'epoca.
In effetti egli non era interessato al valore artistico dei dipinti, quanto
ad una più o meno plausibile rassomiglianza col modello, in consonanza
con l'interesse del suo secolo per la lettura fisionomica dei volti e con
l'intento di dare testimonianza iconografica di personaggi legati da un unico
comune denominatore - la musica - e dal fatto di avere rapporti più
o meno diretti con la sua Biblioteca.
Ciò non toglie che nella collezione siano presenti molti quadri di
pittori celebri, come Angelo Crescimbeni, autore di numerosi ritratti tra
cui quello di Padre Martini stesso o Thomas Gainsborough, con il ritratto
di Johann Christian Bach.
Sembra inoltre che il prestigio di Padre Martini, considerato come il più
profondo conoscitore europeo dell'arte musicale, era tale che per un musicista
dell'epoca era importante entrare a far parte della sua galleria di ritratti,
perché ciò equivaleva ad una sorta di riconoscimento di merito:
questo il caso dei ritratti richiesti da Padre Martini a Rameau, Jommelli,
Gluck e Mozart.
La quadreria rimase nel Convento di San Francesco e anche dopo la morte di
Martini si arricchì di numerosi altri ritratti (tra cui Farinelli di
Corrado Giaquinto, Rossini, Bellini, Donizetti, Wagner, Verdi), sopravvivendo
alle confische napoleoniche grazie al suo successore Padre Stanislao Mattei;
solo nel 1801 venne trasferita nell'ex convento degli Agostiniani presso la
Chiesa di San Giacomo Maggiore.
Ad oggi la collezione è costituita oggi da 319 dipinti, per la maggior
parte oli su tela, ma anche pastelli e disegni.