La collezione di strumenti musicali
Gli strumenti musicali esposti
nelle sale del Museo provengono dalle raccolte di due importanti istituzioni
bolognesi: il Museo Civico Medievale e il Civico Museo Bibliografico Musicale.
Il nucleo della raccolta di strumenti musicali del Medievale proviene dal
Liceo musicale istituito nel 1804: Federico Parisini (bibliotecario del Liceo
nel periodo 1881-1891), raccontava come in seguito alle soppressioni napoleoniche
"si videro esposte in Bologna alla pubblica vendita molte ed insigni
opere musicali, nonché libri corali, istrumenti rari ed altro spettante
alla musica". L'Amministrazione centrale del Dipartimento del Reno aveva
interpellato il governo della Repubblica Cisalpina per far acquistare e conservare
gli oggetti che rischiavano la dispersione. Gli strumenti recuperati vennero
quindi affidati al Liceo, per poi giungere al Museo Civico tra il 1886 e il
1888 e infine al Museo Civico Medievale nel 1985, anno di apertura del museo,
dove sono stati conservati fino al 2004.
Tra gli strumenti più preziosi, ora esposti nelle sale del Museo, sono
da citare il clavicembalo del Trasuntino del 1606 (esposto nella sala 4),
costruito per Camillo Gonzaga, conte di Novellara, e successivamente giunto
a Giuseppe Baini (1775-1844), celebrato autore della prima biografia del Palestrina,
che lo donò per lascito testamentario al Liceo musicale; lo stesso
"monocordo" del Trasuntino, che - come pare - fu costruito per accordare
il cembalo; il flauto a cinque canne, noto come armonia di flauti o flauto
polifonico (esposto nella sala 5), che porta il marchio di Manfredo Settala
(1600-1680), canonico milanese, grande collezionista e personalità
di rilievo nel panorama culturale del Seicento.
La collezione di strumenti musicali del Civico Museo Bibliografico Musicale
comprende alcuni esemplari di particolare importanza: otto pianoforti, di
cui cinque a coda e tre rettangolari, risalenti al XVII e XVIII secolo, fra
cui il prezioso Erard del 1811 (forse appartenuto a Paolina Borghese), restaurato
in occasione dell'inaugurazione del Museo e ora esposto nella sala 8, il pianoforte
Pleyel del 1844 di Gioachino Rossini (esposto nella sala 7), la cosiddetta
"spinetta di padre Martini" un pianoforte rettangolare Glonner del
1780 (esposto nella sala 3); un Heckelphon del 1900 (esposto nella sala 8);
vari corni inglesi, alcuni cornetti e due oboi.